Dove andiamo?” sembrava volermi chiedere.

A fare un giro, ho voglia di stare con te..” la anticipai, mentre guidavo con il groppo in gola, ma abbastanza bravo da non darlo a vedere.

La nostra storia era iniziata da qualche anno ed era andato tutto splendidamente, almeno fino a qualche mese prima: poi qualcosa dentro di me è cambiato.

Certo la colpa è stata solo mia, perché lei è sempre stata fedele e sincera, è sempre stata l’amante che avevo voluto ed io l’avevo trattata da Regina qual era, come la chiamavo io, riempiendola di attenzioni, di amore, di carezze.

Non avevo mai preso in considerazione il fatto che esistessero i “colpi di fulmine” e, quando vidi “l’altra” ne fui perdutamente innamorato, come quando ti arriva un cazzotto in pieno viso e più che il dolore, prevale l’annebbiamento.

Era bella, con delle forme eccitanti, giovane, stupenda e sembrava guardare solo me; sembrava fosse lì, distrattamente lasciata per un attimo da sola, per farsi ammirare da me..

Impossibile resistere, anche se il senso di colpa quando tornai a casa, mi fece impegnare al massimo per dimenticarla..ma non ci riuscii.

Da quel momento sono uscito con le scuse banali, quelle che tutti i traditori riescono a trovare nella loro mente, per andare a spiarla là dove sapevo di trovarla.

Più la guardavo, più la volevo e più la volevo, più il tempo passato con la mia Regina diventava difficile da gestire.

Al sabato era uno strazio: “andiamo da qualche parte?”..”ti serve qualcosa?”..”vuoi farti bella?”.

Domande buttate là per nascondere l’imbarazzo di un rapporto che si stava logorando, che stava diventando abitudine, con l’altra nella testa, che ormai prendeva tutto lo spazio nel mio cuore.

Fino a che decisi di smettere con questo stillicidio e presi la decisione più triste e dolorosa, ma anche l’unica possibile.

Siamo quasi arrivati” dissi, sperando non riconoscesse la strada che, tante volte, avevamo percorso. Lei restò docile, quasi rassegnata: sapevo che aveva capito dove eravamo diretti, ma sapevo anche, che non ne aveva compreso il motivo.

Mi fermai.

Tesoro, non so come dirtelo..parole giuste non ne ho e probabilmente non ce ne sono, ma voglio che tu sappia che non è colpa tua, sono io, solo io il problema, perchè…mi sono innamorato di un’altra..”.

Non ci fu un gemito, non un sussulto, rimase calma apparentemente tranquilla; poi si spense…..

La parcheggiai poco distante dalla vetrina del concessionario, scesi e andai incontro a chi la doveva prendere in carico. L’altra era là, stupenda, luccicante e ammaliante che mi aspettava, con il suo gruppo ottico a “mandorla” che le dava un fascino orientale del tutto particolare: gli steli al magnesio, i dischi flottanti autoventilanti, il mono da corsa, il cupolino stretto e basso, le frecce che parevano un segno di Van Gogh sulla tela. Non vedevo l’ora di toccarla, di abbracciarla, di prenderla, per la nostra prima volta insieme. L’emozione era enorme, mi sentivo il calore salire su su fino alla punta dei capelli, tanto che firmai l’assegno senza nemmeno capire quanti zeri c’erano sopra.

Poi, per un attimo mi girai verso la mia Regina e mi venne un crampo allo stomaco..

Mario, la prendi tu? Mi raccomando, dalla a uno che la tratti bene, no uno di quei soliti che non capiscono un cazzo..”

Non preoccuparti..vuoi che ti lasci un attimo con lei prima di portarla dentro?”.

Così mi avvicinai e la accarezzai sul serbatoio.

Caro Tesoro mio, quanta strada, quanto amore, quanta sofferenza quando sfregasti la carena destra sull’asfalto e ti portai qui d’urgenza. Quante ne abbiamo fatte insieme, ma vedrai, vedrai che troverai un bravo ragazzo, uno che ti amerà come ti ho amato io, anzi, più di me che sono uno stronzo e ti lascio qui così, con tutto quello che mi hai regalato in questi anni. Non essere triste, tornerai fiera e bellissima, con una piccola sistematina. Chissà che non ci ritroveremo da qualche parte…”.

Più di una lacrima scese, mentre la baciavo per l’ultima volta.

Ciao piccola, fai la brava e proteggi chiunque ti vorrà per lui…Mario portala pure dentro..”.

La seguii con lo sguardo e mi asciugai la faccia per non farmi vedere: in fondo il Motociclista è un duro..con il cuore tenerissimo.

Guardai l’orologio: era tempo di salire sul mio nuovo amore e tornare trionfalmente a casa su quella “top model da 150 cavalli”.

Soprattutto dovevo darmi una mossa, anche perché era quasi ora di cena e c’era una moglie in attesa, una di quelle appartenente al genere umano, ignara del mio nuovo amore, del mio grande momento sentimentale

E credetemi, spiegarglielo fu durissima..ma questa è un’altra storia.

Maurizio Mak Ottomano

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