Nei primi anni ’90 molti di noi erano affascinati da un pilota giapponese, tale Osamu MIYAZAKI, che spesso gareggiava come wild card nelle gare orientali del motomondiale della classe 250cc.

Miyazaki al via si presentava con un solo obbiettivo: vincere.

In pista la fortuna e il più delle volte anche il mezzo non lo assistevano, ma la “trance” di Osamu lo portava ogni volta tra i primissimi e altrettante volte un dritto o peggio, una caduta, vanificavano quanto aveva fatto.

Sempre ad un passo dalla gloria, sempre vicino al trionfo, non lo raggiungeva mai! Lo spettacolo che offriva era però sempre entusiasmante.

Il numero di Osamu Miyazaki per molte gare è stato il 46.

Valentino Rossi, all’epoca, fu preso anche lui dal fascino di questo incredibile pilota, tanto da apprezzare moltissimo questo modo di essere, che sentiva probabilmente simile alla sua natura. Così si affezionò al 46 che era anche il numero del padre in alcune gare e lo adottò.

Ma torniamo al prode Osamu.

Miyazaki sceglieva di combattere, fino all’ultimo sangue, per poter vincere e proprio questo protendersi al raggiungimento dello scopo lo portava a sbagliare, seppure dopo “numeri” incredibili. Un modo di correre trascinante, entusiasmante: in alcuni momenti sembrava andasse il doppio degli altri…poi cadeva..

Un gruppo di amici di Pesaro tra cui Lollo Canestrari (attuale meccanico in Ducati Motogp), é talmente colpito dalle gesta dell’indomito giapponese che nel 1992 fonda un “Miyazaki Fanclub”, una cosa tra ragazzi, sulla parola, una specie di scherzo tra loro, ma reale nel sentimento. Disegnano anche un adesivo da appiccicare sui cupolini delle loro moto, una ventina di copie diciamo (una è per me).

Dieci anni dopo, Lollo, ormai meccanico del motomondiale, si ritrova davanti il mitico Miyazaki, ormai sul viale del tramonto, ai paddock di Suzuka.

Durante una pausa, lo incontra per parlargli. Forte è l’emozione quando gli mostra uno degli adesivi conservati apposta per lui e gli fa capire che in Italia c’era stato un fanclub a suo nome, fondato sull’entusiasmo suscitato dalle sue gesta eroiche e sfortunate.

Si commuove alla notizia il vecchio campione e anche chi gli é di fronte….

Qualcosa scatta nel sentimento di autostima del pilota.

La consapevolezza si fa strada, mentre dall’ottavo posto in griglia affronta, con un’inedita quasi serafica indifferenza, la partenza di quello che sa essere l’ultimo GP della sua vita prima del ritiro definitivo, l’ultima occasione.

Un sorriso è l’ultima cosa che fa prima di abbassare la visiera, sotto una pioggia battente.

Lo Start..la pioggia fortissima, la pista allagata, Osamu molla la frizione e parte…

poi il traguardo…

Il pilota Osamu Miyazaki, partito ottavo, contro tutti i pronostici, vince il GP di Suzuka classe 250 del 2002.

Il vero “padre del 46” domina quella gara bagnata, rifilando a chi lo segue ben 6,9sec. e ben 29sec. al terzo, battendo con un’andatura impressionante gente del calibro di Melandri, De Puniet, Locatelli, Battaini, Nieto, Rolfo.

Sul podio alza la Coppa e sorride il vecchio Miyazaki, sorride prima di annunciare il ritiro definitivo. L’ultima chance gli ha regalato il suo sogno.

In quel momento, tutti noi ragazzi del suo “fanclub” anni 90, ci scoprimmo scendere qualche lacrima davanti alla TV: un pezzetto di noi, sottoforma di adesivo, aveva contribuito al miracolo.

E ci sentimmo bene.

                                                                                                                                       Maurizio Mak Ottomano

                                                                                 maurizio@prodream.it